Sorpresa: siamo i virtuosi d’Europa

Una buona notizia, anzi, il miglior regalo di Natale, arriva da uno studio condotto dal Centro studi dell’Università di Friburgo. Gli economisti svizzeri, che non sono certo sospettabili di essere compiacenti con l’Italia, hanno messo a confronto il debito pubblico dei Paesi europei, oltre a quello degli Stati Uniti. Bernd Raffelhüschen, docente di economia che ha condotto l’analisi, non si è però limitato a comparare il rapporto del debito con il Pil, il prodotto interno lordo. Ha fatto di più: ha calcolato anche la sostenibilità del debito, sommando questo rapporto (che ora è arrivato al 130%, mentre lo studio ha preso in considerazione il dato allo scorso anno, cioè il 127%, ma la sostanza non cambia) con quello implicito, cioè che tiene conto degli obblighi di spesa futuri, tra i quali pensioni e sanità. Sommando questi due fattori, cioè il buco nei conti dello Stato con gli strumenti per ripagare gli interessi e farlo diminuire, la classifica che vede l’Italia al penultimo posto poco sopra la Grecia cambia (ecco il link: https://www.stiftung-marktwirtschaft.de/wirtschaft/themen/generationenbilanz.html). L’Università di Friburgo, infatti, per nostro gaudio maximo, rivoluziona ranking e pregiudizi. Secondo la classifica della sostenibilità del debito, infatti, l’Italia è addirittura tra i tre Paesi virtuosi d’Europa, al secondo posto con un rapporto di debito totale di 73, dietro alla Lettonia (59) e davanti all’Estonia (92). La soddisfazione maggiore, forse, è però quella di superare la Germania di parecchie lunghezze: la signora Angela Merkel è infatti, secondo gli economisti svizzeri, al quarto posto, con 154 punti, in una zona intermedia assieme all’Ungheria. Semaforo rosso, invece per tutti gli altri. Secondo l’analisi di Raffelhüschen, tutti gli altri Stati europei sono messi malissimo. È vero che ora il rapporto tra debito e Pil è migliore di quelli italiano, ma pensioni e sanità, oltre alle altre spese dello Stato, rischiano di farli fallire nel medio periodo. Uno dei motivi per i quali siamo stati promossi, è la capacità di aver evitato bolle finanziarie. «L’Italia ha una crescita del Pil fiacca, molto debole ma almeno è onesta. È la più onesta che c’è, nel senso che non nasce da una degenerazione. L’Italia non è cresciuta negli anni passati con le bolle speculative immobiliari oppure partecipando alle avventure virtuali della finanza», spiega Kockerbeck. Insomma, siamo poveri ma belli e, soprattutto, abbiamo davanti un futuro migliore degli altri. Anche dei potenti Stati Uniti che, secondo questa analisi, sono addirittura messi peggio dell’Irlanda, con un ranking di 1.300 punti (negativissimo quindi). Chissà se questo punto di vista sarà preso sul serio anche a Berlino e Bruxelles. 

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