Finco in campo per il dopo coronavirus

Finco in campo per il post coronavirus. La Federazione Industrie Prodotti Impianti Servizi e Opere Specialistiche per le Costruzioni ha elaborato una serie di richieste al governo e al Parlamento nella prospettiva che ci siano sufficienti risorse finanziarie a supporto delle imprese, una speranza che è comune a tutto il sistema produttivo. Inoltre, la Federazione spinge per una drastica semplificazione burocratica. Ecco il testo fatto circolare da Finco.


«Affluiranno in Italia quantità di risorse finanziarie notevoli per effetto sia della deroga al Patto di stabilità , sia per le iniezioni della Banca Centrale Europea, senza contare i Fondi comunitari per l’ambiente ampiamente promossi – e promessi – da Ursula Van der Leyen. Se sapremo sfruttarli ciò contribuirà fortemente alla nostra ricrescita . Ma perché ciò accada occorrono almeno due anni di liberazione vera da fisco (burocrazia del fisco) e burocrazia perché le imprese che sopravvivranno alla quarta recessione dal 2007 possano dedicarsi – senza la solita defatigante zavorra – agli aspetti produttivi e commerciali. Senza imprese in grado di lavorare e di stare sul mercato il Paese non va da nessuna parte. È bene si abbia certezza di ciò. E non è scritto per “decreto divino” che l’Italia debba restare nel novero dei Paesi avanzati del nostro pianeta.

Si parla da anni di semplificazione – e da una decina di ministri della Funzione Pubblica o della Pa che dir si voglia – ma nessun operatore l’ha mai percepita. Ogni provvedimento in tal senso si è anzi tradotto in nuovi adempimenti o complicazioni. Interi corpi dello Stato ed Enti lavorano – spesso in modo del tutto autoreferente – non per facilitare, ma per complicare la vita alle imprese e non sono sottoposti ad alcun reale controllo. Questo è un punto inaggirabile ma sul quale non casualmente – perché comporta controlli e punizioni impopolari – i Governi girano la testa altrove. Inoltre, e ne è dimostrazione l’attuale situazione, si chiede ai cittadini di telelavorare, ma la Pa è gravissimamente in ritardo in materia.

Veniamo pertanto ad alcune precise – perché quelle generiche servono a poco – proposte di semplificazione.

È necessario prevedere l’abrogazione immediata del reverse charge, su cui torniamo più avanti. Va detto chiaramente, non può essere intuito tra le righe , poiché il problema della liquidità aziendale è centrale. Va inoltre accantonata ogni ipotesi di proroga dello split payment oltre la naturale scadenza del prossimo 30 giugno 2020.

Fra le misure in grado di agevolare l’equilibrio finanziario delle imprese va presa subito in considerazione anche l’introduzione del recupero immediato dell’Iva su fallimenti e sugli insoluti in genere. Da agevolare, altresì, la creazione di piattaforme a gestione o monitoraggio pubblico in grado di agevolare la compensazione multilaterale di debiti e crediti commerciali.

Al netto delle disposizioni contenute nei decreti d’urgenza già emanati, della necessità di disporre una proroga generalizzata dei versamenti e adempimenti tributari e contributivi in scadenza in questi giorni e nelle prossime settimane nonché della proroga generalizzata per l’approvazione dei bilanci in scadenza ad aprile,  una prima serie di possibili misure in tal senso dovrebbe essere presa :

1) Stop alla citata disciplina del Durf e alla nuova disciplina di cui all’articolo 17-bis del D.Lgs 241/97 (introdotto dall’articolo 4 del D.L. 124/2019) per i versamenti delle ritenute di lavoro dipendente negli appalti, subappalti, affidamenti e contratti comunque denominati caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi del committente e con mezzi dello stesso.

2) Rinvio delle disposizioni sugli obblighi di trasparenza su sovvenzioni, contributi e aiuti da fornire in nota integrativa al bilancio ai sensi dell’art. 1, commi da 125 a 129, della Legge124/2017, come modificato dall’art. 25 del D.L. 34/2019 (c.d. decreto crescita pubblicato sulla GU del 30/4/2019).

3) Proroga di almeno un anno dei termini fissati al 30 settembre 2020 da Provvedimento Agenzia delle Entrate  n. 99922 del 28/2/2020 entro i quali i contribuenti dovrebbero adeguare i propri software di fatturazione elettronica alle nuove specifiche tecniche.

4) Chiarimento normativo che stabilisca come meramente formali le tardive emissioni (trasmissioni) delle fatture che rispettano comunque i termini di versamento dell’imposta.

5) Disciplina della crisi d’impresa di cui al D.Lgs 14/2019 da modificare, prorogando, quantomeno al 15 febbraio 2021, l’entrata in vigore delle disposizioni introdotte dall’articolo 378 del D.Lgs 14/2019 (codice della crisi d’impresa) in materia di estensione della responsabilità degli amministratori. In un periodo di incertezza generalizzata e di recessione, come quello in cui è entrato il sistema Paese anche a causa (ma non solo) del coronavirus, è semplicemente inopportuno privare di fatto l’imprenditore della limitazione di responsabilità tradizionalmente prevista per le s.r.l. estendendo le possibili azioni dei creditori anche sul patrimonio personale dell’amministratore stesso (socio o meno della società amministrata).

6) Prime misure fiscali a sostegno della liquidità delle imprese che esportano,  introducendo il rimborso del credito Iva prioritario, entro 20 giorni e senza richiesta di documentazione e garanzie fideiussorie, per chi emette fattura elettronica ai sensi dell’articolo 1 del d.Lgs 127/2015 verso controparti non residenti (ad esempio per esportazioni, cessioni intracomunitarie o lavorazioni) per l’importo figurativamente corrispondente all’Iva non dovuta su dette operazioni.

Il settore delle esportazioni a seguito del coronavirus, anche per l’effetto di improprie comunicazioni diffuse in queste settimane, dovrà lottare per anni prima di recuperare immagine e fiducia nel contesto internazionale. È fondamentale pertanto individuare quanto prima una serie di misure a sostegno del Made in Italy partendo dall’eliminazione di qualsiasi ostacolo interno alle imprese che esportano. In tal senso va quindi immediatamente riconosciuto il rimborso immediato dei crediti Iva che normalmente vengono accumulati da chi esporta. E rendere subito operative le misure contenute in proposito all’articolo 72 del decreto Cura Italia.

7) Stop – come detto – alle disposizioni attualmente previste in materia di Reverse charge dall’articolo 17 comma 6 del DPR 633/72 (settore costruzioni in particolare) e stop ad eventuali nuove autorizzazioni comunitarie in deroga per prorogare la disciplina dello Split payment di cui all’articolo 17-ter in scadenza il prossimo 30/6/2020. La fattura elettronica introdotta in via pressoché generalizzata dal 2019 permette di seguire con celerità eventuali frodi o abusi. Va restituita quindi la liquidità tolta a molte imprese del settore che soffrono costantemente di crediti Iva non incassandola sulle proprie forniture a causa del reverse charge. Analogo discorso in merito alla disciplina dello Split payment su cui si impone in tutta evidenza il fatto che questo regime in deroga, autorizzato dal Consiglio UE 2017/784/Ue del 25 aprile 2017, dovrebbe cessare appunto il prossimo 30/6/2020.

8) Introdurre una piattaforma pubblica (o a monitoraggio pubblico) che consenta e proponga agli operatori che emettono fattura elettronica di compensare in modo multilaterale i propri debiti e crediti commerciali; in questo modo potrebbero essere ridotte le esigenze di ricorso al credito bancario».

Angelo Artale Direttore Generale Finco

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