Dhomo, comfort abitativo per l’edilizia del futuro

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Particolari costruttivi del progetto Dhomo. Foto: © Elisa Fedrizzi

Il mondo delle costruzioni punta sempre più l’accento sul tema del comfort abitativo. Ma come misurarlo scientificamente? E come definire dei parametri replicabili in progetti veramente sostenibili e garanti del benessere? A tali interrogativi risponde Dhomo, il progetto di ricerca promosso da Covi Costruzioni, Miniera San Romedio e i più importanti enti e associazioni impegnati a plasmare l’edilizia del futuro. Come spiega Luca Endrizzi, responsabile della ricerca e divulgazione tecnico-scientifica, monitoraggio e analisi dati presso Covi Costruzioni.

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Luca Endrizzi, responsabile della ricerca e divulgazione tecnico-scientifica, monitoraggio e analisi dati presso Covi Costruzioni

Domanda. Quali sono le caratteristiche del progetto Dhomo?
Risposta. Dhomo è un progetto di ricerca dedicato al comfort abitativo e alla sostenibilità che vuole andare al di là dei classici test fatti in laboratorio o su edifici campione, e monitorare cosa davvero accade all’interno di edifici reali. A questo proposito sono stati ultimati quattro edifici, due in legno e due in laterizio, che saranno poi destinati a uso abitativo, perfettamente confrontabili tra loro, che consentiranno di rilevare dal vivo un numero elevatissimo di parametri inerenti al comfort indoor.

D. Il comfort abitativo sembra un concetto molto astratto, in realtà non è così: perché?
R. Il comfort abitativo dipende da diversi parametri fisici e misurabili, come temperatura, umidità, luminosità, rumore. I progettisti degli edifici realizzati per la ricerca Dhomo hanno studiato gli accorgimenti necessari per rendere gli edifici in grado di gestire il volano termoigrometrico, adeguatamente isolati al suono, con ingresso regolato della luce. Grazie all’elevato numero di sonde poste in opera sarà possibile rilevare tutti i parametri significativi e analizzare condizioni diverse, sia a edifici disabitati, sia con l’ingresso dei residenti. Questa seconda fase permetterà di studiare le preferenze soggettive degli utenti tramite questionari mirati.

D. Avete messo a confronto quattro edifici costruiti con elementi diversi, due in legno e due in laterizio. Per quale motivo?
R. Il focus principale del progetto in realtà non è tanto il confronto tra legno e laterizio, quanto il confronto tra finiture interne pesanti o leggere, tra ventilazione naturale o meccanica, tra impianto convettivo o radiante e tra gestione domotica o manuale. Il fatto di aver realizzato edifici sia in legno che in laterizio dimostra che entrambe le tecniche costruttive possono raggiungere altissimi livelli di comfort, non che una sia meglio dell’altra.

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D. A che punto è il progetto?
R. Il cantiere è in fase di chiusura e a breve inizierà la fase di monitoraggio, che sarà il vero clou del progetto Dhomo. Durante questa fase potremo analizzare tutti i dati per capire quali sono le scelte migliori ai fini del comfort.

D. Quale è stato lo spunto che ha dato il via alla ricerca?
R. Il progetto è nato da un’idea dell’ingegnere Matteo Covi, titolare di Covi Costruzioni, e dell’ingegnere Roberto Covi, amministratore delegato di Miniera San Romedio. Lo scopo era innovare e acquisire un know how superiore rispetto alla concorrenza, ma anche fare ricerca e condividere i risultati con il mondo delle costruzioni. Un altro vantaggio scaturito dal progetto Dhomo è aver creato una rete di collaborazioni, tra imprese, fornitori e partner scientifici, che ha rappresentato un’opportunità di crescita importante per l’azienda, sia a livello di relazioni personali che commerciali.

D. Quali sono state le realtà coinvolte?
R. Le persone coinvolte sono davvero tante, dallo studio tecnico di progettazione al personale di Miniera San Romedio che ha collaborato nella ricerca e sviluppo di materiali, fino a numerosi partner esterni che hanno collaborato a livello tecnico e per la fornitura dei materiali e posa in opera. Il progetto si è avvalso anche della consulenza di numerosi esperti tra cui il Polo edilizia 4.0, il professore Rossano Albatici dell’Università di Trento, l’architetto Leopoldo Busa, Habitec.

D. Quanto durerà la fase di valutazione?
R. La fase di valutazione a vuoto durerà un anno. Poi gli edifici saranno messi sul mercato e abitati, e la valutazione proseguirà per un altro anno. Le sonde rimarranno comunque in opera quindi l’acquisizione dei dati potrà andare anche avanti in futuro.

D. Dopo aver ottenuto tutti i risultati, sarà stabilito una specie di protocollo del comfort?
R. L’idea è proprio quella di redigere delle linee guida su come costruire edifici ai fini del comfort. Non un vero e proprio protocollo, che darebbe accesso una certificazione, ma un manuale di supporto alla progettazione e ai costruttori per costruire edifici confortevoli e
sostenibili.

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D. Gli edifici del progetto Dhomo sono però inseriti in un contesto particolare, un borgo completamente pedonabile e immerso nel verde. Queste condizioni sono replicabili anche in altre situazioni?
R. Oltre al monitoraggio degli edifici in costruzione, verrà realizzato in parallelo un modello dinamico, con il software TRNSYS, dall’Università di Trento, che permetterà di fare simulazioni sul comportamento degli edifici in altre condizioni. La possibilità di tarare questo modello tramite i dati acquisiti dagli edifici reali garantirà che i risultati dati dal modello siano il più possibile aderenti alla realtà. Questo ci permetterà di estendere tantissimo l’ambito della ricerca e applicare il nostro modello a tutta una serie di casistiche differenti rispetto a quella del progetto Dhomo.

D. Parliamo dei materiali utilizzati per la realizzazione degli edifici: quali sono le loro principali caratteristiche?
R. La principale caratteristica degli edifici del progetto Dhomo è gestire la temperatura e l’umidità all’interno degli ambienti. Ci serviva un materiale in grado di mantenerle sempre confortevoli e si è deciso di realizzare questo materiale all’interno di Minera San Romedio. È stato così sviluppato un ciclo di finitura appositamente per il progetto Dhomo, dando vita ad un marchio commerciale vero e proprio: Puro Comfort®. La particolarità dei prodotti Puro Comfort® è che la calce idraulica naturale che li compone, a differenza del cemento, ha una capacità igrometrica superiore e non emette sostanze nocive. In più, Miniera San Romedio si impegna ulteriormente in favore della sostenibilità in quanto le cave ipogee in cui viene estratto l’inerte, cioè la dolomia bianca, una volta terminato lo scavo, sono riutilizzate per altri scopi. Al momento, per esempio, sono adibite a celle frigorifere per le mele. Grazie a questo circolo virtuoso i prodotti risultano il 75% più sostenibili rispetto alla concorrenza.

D. La calce idraulica naturale di Miniera San Romedio ha delle proprietà uniche: perché?
R. Sì, si tratta di una calce idraulica naturale non additivata con altre sostanze, realizzata con la Scaglia Rossa trentina, una roccia geologicamente unica e perfettamente bilanciata, in grado di sviluppare resistenze meccaniche molto elevate senza l’uso di additivi.

D. Oltre ai quattro edifici in fase di ultimazione, è in programma la costruzione di altri due edifici: di che cosa si tratta?
R. Il cantiere Dhomo è un laboratorio a cielo aperto in cui si vogliono sperimentare materiali e tecniche innovative. Si è così deciso di realizzare altri due edifici, non confrontabili con i primi quattro perché di forma e posizione diversa, ma comunque interessanti per monitorare i livelli di comfort che altri materiali sono in grado di raggiungere. L’edificio indicato con la lettera E sarà realizzato in calcestruzzo con calce idraulica naturale a vista, sia in interno che in esterno. È stato sviluppato un prodotto apposito, completamente privo di cemento, con un colore più caldo e una capacità igrometrica superiore, a bassissime emissioni di sostanze nocive, che rappresenta un grande passo avanti per risolvere tutti i problemi che invece presentano gli edifici con cemento faccia a vista. L’edificio F, invece, sarà realizzato con uno strato monolitico di mattoni in laterizio Wienerberger da 45 centimetri, sorretti da una struttura con telaio in calcestruzzo. Semplicemente intonacata in interno ed esterno, la struttura ci permetterà di studiare il livello di comfort e le prestazioni raggiunte senza cappotto esterno. Oltre al vantaggio di una posa molto più rapida e veloce, la muratura in laterizio, completamente minerale, non avrà alcun problema di condensa interstiziale e, a fine ciclo di vita, potrà essere abbattuta e completamente riciclata. Sul lato interno sarà utilizzato l’intonaco Puro Latemar, mentre sul lato esterno è stato studiato un prodotto apposito, un termointonaco in aerogel e calce idraulica, che in pochi centimetri di spessore presenta un altissimo potere isolante.

Progetto Dhomo nel cuore di un borgo alpino tra le Dolomiti del Brenta

Sarà un vero e proprio borgo alpino, completamente pedonabile e immerso nel verde. Le macchine rimarranno nel sottosuolo dando ampio spazio ad aree comuni di incontro e comunicazione tra edifici e residenti. Qui, nel cuore della Val di Non, trovano spazio gli edifici del progetto Dhomo, commissionati all’architetto Mauro Marinelli, impegnato nelle studio delle modalità di costruzione nel paesaggio alpino.

La riflessione sul concetto di comfort abitativo è partita da aspetti qualitativi e sensoriali, come il rapporto tra gli spazi e l’immensità di un panorama unico caratterizzato dalle Dolomiti del Brenta. Il progetto parte da una specie di terrazzamento da cui emergono i volumi delle case, posizionate vicine per liberare lo spazio attorno e ricreare l’immagine di una comunità. Permane tuttavia l’autonomia delle singole abitazioni, che hanno ingressi autonomi, e sono caratterizzate da una pianta pulita e ampia. I due fronti principali si aprono al paesaggio attraverso ampie vetrate che permettono di mantenere un costante rapporto con l’esterno. Attorno alla scala centrale ruotano tutti gli spazi, e da qui si accede al piano superiore che porta alle camere.

Il progetto vede una predominanza di materiali naturali e legati al territorio, dal legno utilizzato per la struttura portante di due dei quattro edifici, alla particolare calce idraulica naturale, un legante esclusivo che rispetta le caratteristiche dell’edilizia antica realizzata con la materia prima estratta dalle vicine Miniere San Romedio.

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