Una piattaforma italiana per riciclare i pannelli fotovoltaici

Che fare dei pannelli fotovoltaici dopo una ventina d’anni, quando la loro efficienza cala drasticamente? Una Energy Service Company (Esco) torinese, Coesa, ha un’idea: introdurre un e-commerce europeo di pannelli fotovoltaici usati. Il mercato, secondo alcune stime, vale potenzialmente 20 miliardi di euro all’anno. O, meglio varrebbe se fosse attivato, mentre ora è ridotto a pochi pezzi scambiati. Il 90% dell’usato, 78 milioni di tonnellate di pannelli entro il 2050 secondo le stime Enea, è destinato a finire in discarica. Ma è uno spreco.

“In pratica quello dell’usato è un mercato nero, caratterizzato dalla totale mancanza di tutele per chi acquista”, sostiene Matteo Stoppa, chief innovation officer di Coesa, azienda che sviluppa soluzioni per la transizione ecologica di imprese, pubblica amministrazione e famiglie. “Se pensiamo che dopo 20-25 anni di utilizzo un pannello fotovoltaico mantiene l’80% della sua capacità, è facile capire che stiamo sprecando una colossale quantità di energia pulita e a basso costo”.

A sinistra, Dario Costanzo. A destra, Federico Sandrone
A sinistra, Dario Costanzo. A destra, Federico Sandrone

Sviluppato in collaborazione con Politecnico di Torino, Unicredit e Fondazione Cottino, il progetto KeepTheSun di Coesa intercetta le esigenze dei proprietari che intendono sostituire i pannelli con modelli di nuova generazione, ma anche quelle di chi vuole creare un impianto off-grid, non connesso alla rete elettrica nazionale. Una tipologia di installazione che richiede potenze inferiori con un iter burocratico semplificato.

Il mercato di riferimento è globale: si estende ai Paesi extra Ue, dove non sono presenti incentivi per le rinnovabili, e a tutte le aree che hanno scarso accesso alle fonti di energia, dove l’89% dei pannelli vengono esportati illegalmente. Il processo di vendita prevede la creazione di una rete di stakeholder sul territorio che si occupi di testare e certificare l’efficienza di ogni pannello messo in vendita: una garanzia per tutti gli attori della filiera, nonché il motivo per cui il portale non sarà attivo prima del 2024.

“Il nostro progetto trasforma quello che attualmente è un rifiuto in una risorsa preziosa, con evidenti riflessi sulla riduzione dell’inquinamento ma anche del contrasto alle vendite illegali”, spiega Federico Sandrone, amministratore delegato e cofondatore di Coesa. “Riciclare i pannelli fotovoltaici è costoso ed energivoro, riutilizzarli azzera invece la loro impronta di carbonio e può innescare circuiti virtuosi per il nostro sistema economico”.

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