Stampare edifici. Dalla prefabbricazione all’automazione completa

Dalle stampanti in 3D al “contour crafting”, l’ascesa delle macchine
tecnologiche che promettono di rivoluzionare, automatizzandoli, i processi
di costruzione 

Controllo delle tempistiche, certezza dei costi, qualità dell’esecuzione, sono tre fattori che, soprattutto nell’attuale  periodo di crisi, possono determinare la differenza tra la possibilità di realizzare un intervento oppure no. In questo contesto e dietro la poderosa spinta di nuove tecnologie, le tecniche di prefabbricazione, cadute da quarant’anni nel dimenticatoio, stanno riscuotendo un interesse crescente. A questo bisogna aggiungere che la diffusione di macchine semi-robotizzate a controllo numerico per la preparazione di componenti poi assemblati manualmente, è ormai ampia e consueta. Strumenti di calcolo sempre più potenti e sofisticati rendono oggi possibile l’inedito sviluppo in tempi rapidissimi di soluzioni strutturali di grande complessità. Ed infine, il notevole incremento di diffusione di stampanti 3D permette per ora la realizzazione in modalità totalmente automatica di oggetti di design e di componenti relativamente minute ma che presto potrà coinvolgere anche la costruzione di interi edifici. Ciò che ora sta emergendo con forza, accompagnato da un potenziale di sviluppo incredibile, è infatti non solo la “semplice” prefabbricazione, ma la possibilità di totale automazione di fasi di costruzione complesse come la realizzazione di intere strutture o di interi involucri edilizi. Tra le esperienze in tal senso più significative va citata la tecnica chiamata “contour crafting”, messa a punto da Behrokh Khoshnevis un professore di ingegneria alla  University of Southern California. Un carro-ponte robotizzato, viene messo in cantiere al posto di una convenzionale gru e realizza, quasi fosse un processo di stampa e con una incredibile flessibilità e libertà formale, il disegno di un edificio. Di grandissimo interesse sono peraltro i sistemi di mega-stampa 3D messi a punto dell’azienda italiana d-shape. Gli architetti svizzeri Kohler&Gramazio o Michael Hansmeyer lavorano in modo analogo, proponendo però costruzioni non solo realizzate in modo automatico, velocemente e con precisione, ma anche disegnate in pochi secondi da macchine sulla base di algoritmi e di alcuni parametri inseriti in un software. Il livello di complessità e di precisione è tale che la realizzazione, se non eseguita da una macchina, richiederebbe moltissimo tempo. Le conseguenze dell’applicazione di queste tecnologie nel mondo delle costruzioni sono potenzialmente formidabili e non tarderanno a diffondersi. E se da un lato daranno origine ad effetti trasformativi, per ora difficili da prevedere, a livello di organizzazione del lavoro e delle imprese dall’altro aprono possibilità inedite in termini organizzativi, imprenditoriali e creativi.

 

 

 

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