Edilizia e industria, primi segnali di ripresa

Sarà che il numero dei contagi e, per fortuna, dei decessi inizia a diventare meno terribile. O, perlomeno, decresce. Sarà che le aziende non possono permettersi di fallire per prolungata inattività. Sarà che gli aiuti finanziari finalmente decisi dal governo sono (o, meglio, saranno) un salvagente per tante aziende che l’hanno vista brutta. Fatto sta che, nonostante il periodo di lockdown sia ancora pienamente in vigore, le imprese sembrano aver iniziato le grandi manovre per tornare operative. Intendiamoci, per ora sono segnali. Come quello di una grande impresa della filiera delle costruzioni, che dopo uno stop totale ha richiamato al lavoro il 10% dei dipendenti. Ma, più in generale, a dare un’occhiata ai parcheggi delle grandi aziende in Lombardia, non si nota più il vuoto totale delle scorse settimane. I parcheggi sono pieni a metà, segno che molti sono tornati al lavoro, pur con le dovute precauzioni, a partire dalla distanza di sicurezza tra le persone, o l’uso della mascherina.

Anche la Borsa da un paio di giorni festeggia, forse con un entusiasmo eccessivo, le aspettative del previsto ritorno alla normalità. Un’euforia eccessiva? Può darsi. Ma in molte aziende prevedono che al periodo di crisi nera seguirà un boom di consumi. Probabilmente non sufficiente a recuperare in pieno i due mesi persi, ma abbastanza per ridurre in modo considerevole il gap tra il prima e il dopo coronavirus. Questo, però, comporta anche dei rischi: le aziende che non si faranno trovare preparate alla ripresa potrebbero trovarsi spiazzate, con prodotti out of stock in breve tempo. Basti pensare ai lavori programmati di ristrutturazione o riqualificazione per approfittare dei bonus o dei super bonus (cone quello al 90% per le facciate): terminata la paura del contagio, anche se la transizione sarà graduale, ci sarà una corsa a recuperare il tempo perduto. Magari tutti assieme.

Un altro dato dovrebbe far riflettere: la produzione industriale in Germania è aumentata dello 0,3% a febbraio. Prima del coronavirus. Che cosa c’entra? È presto detto: è un segno concreto che la recessione del più grande Paese europeo, che assorbe la quota maggiore dell’export italiano, è (o era) alle spalle. E questo è un buon segnale anche per l’Italia. Certo, i prossimi dati indicheranno che il Pil dell’Europa nel frattempo è colato a picco per i due mesi di stop. Ma alla base dell’economia europea alle spalle non c’è più un dato negativo. E il recupero potrebbe essere più consistente delle previsioni di molti analisti. E il dato del Cresme, secondo cui l’edilizia rischia di perdere 34 miliardi, potrebbero rivelarsi di un pessimismo cosmico eccessivo. Come disse Mark Twain: «La notizia della mia morte è fortemente esagerata».

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