Idrogeno, con una ricetta europea è più facile stoccarlo

Il sistema Eden

Idrogeno fonte di energia per case e luoghi pubblici? Forse, anzi è probabile, stando ai risultati della prima fase del progetto scientifico europeo Eden (High Energy Density Mg-based Metal Hydrides Storage System). Avviato nel 2012 con l’obiettivo di riuscire a immagazzinare l’elemento chimico in un materiale allo stato solido, il programma ha sviluppato una tecnologia a base di magnesio, in grado di catturare e trattenere gli atomi di gas sulla propria superficie. Funziona così: una pila a combustibile, alimentabile da fonti rinnovabili come il sole e il vento, permette la produzione d’idrogeno dall’acqua, che confluisce in un serbatoio contenente il magnesio, mentre altri componenti ne consentono il rilascio a seconda delle esigenze.

Il sistema Eden
Il sistema Eden

In pratica, in un contenitore dal volume di pochi litri si può stoccare l’energia necessaria a un’abitazione per 24 ore, sia dal punto di vista elettrico che termico, e renderla disponibile a seconda delle esigenze. Il prototipo, in scala analoga all’applicazione reale, è ora in fase di test presso la Fondazione Bruno Kessler (Fbk) di Trento, dove sarà presentato il 24 e 25 settembre 2015 prima di essere trasferito a Barcellona per la fase conclusiva del progetto, ossia la sperimentazione in un ambiente reale, prevista per fine anno. Infatti, verrà installato in un’area adibita a spazio pubblico e collegato un impianto solare fotovoltaico per immagazzinare l’energia solare generata durante il giorno nel sistema Eden e riutilizzarla di notte per illuminare una zona centrale di Barcellona.

Il prototipo del progetto Eden
Il prototipo del progetto Eden

Siamo di fronte a un’economia all’idrogeno per parafrasare il famoso libro di Jeremy Rifkin? È presto per dirlo, di sicuro la possibilità di usare fonti rinnovabile per produrre idrogeno senza impiegare idrocarburi è già un passo avanti e il fatto di non dover tenere sotto pressione l’idrogeno aumenta la sicurezza dello stoccaggio.  Ma c’è molto ottimismo sull’esito finale da parte dei partner di ricerca Mbn Nanomaterialia SPA (Italia), Cidete Ingenieros SL (Spagna), Matres SCRL (Italia), Panco GmbH (Germania), Universidad de la Laguna (Spagna), EU Joint Research Centre – Institute for Energy and Transport (Olanda), coordinati da Fbk.

Il progetto ha ricevuto un finanziamento di 1.524.900 euro dall’Unione europea, dei quali 521.800 euro sono stati assegnati alla Fondazione Bruno Kessler che, insieme agli altri partecipanti, ha istituito il gruppo di lavoro Technology Transfer Board. Un consorzio aperto anche a 15 organismi europei e soggetti esterni, principalmente dal settore industriale, per facilitare il trasferimento tecnologico e promuoverne l’entrata sul mercato.

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