Il futuro della bioedilizia sarà in grigio?

Il microbiologo Henk Jonkers dell'Università di Delft con un campione di Bio-Concrete

Nel futuro della bio edilizia c’è un cemento, battezzato Bio-Concrete, capace di riassorbire crepe e microfessure: è quello inventato da un team di ricercatori dell’Università di Delft in Olanda. L’idea parte da una domanda bizzarra, ma solo in apparenza: se il corpo è capace di attivare dei meccanismi di auto guarigione, per esempio con le fratture ossee grazie a dei batteri, gli edifici potrebbero fare la stessa cosa con l’aggiunta di batteri calcarei? Ecco la storia di una sperimentazione che si è trasformata in prodotto, piuttosto caro per ora, circa 30-40 euro al metro quadrato per tre componenti separate: il cemento auto-guarigione, una malta e un liquido di riparazione. Tutto parte dal microbiologo Henk Jonkers, con la sua intuizione di introdurre nella miscela di acqua e inerti un bacillo che agisse a contatto l’aria e l’umidità convertendo il lattato di calcio in calcite che a sua volta sigilla le aperture. Non solo, il Bacillus pseudofirmus o Sporosarcina pasteurii possono rimanere in sonno per 200 anni e risvegliarsi in presenza di aria e acqua, appunto. Il fatto che una postazione sulla spiaggia realizzata con questo materiale sia ancora stagna dal 2011 ha fruttato al ricercatore la nomination all’European Inventors Award, che si tiene ogni anno a Parigi. In realtà, sul problema delle perdite provocate dalle crepe del cemento così pericolose per l’integrità strutturale delle costruzioni, altri altri soggetti stanno studiando possibili soluzioni, per esempio le tre università congiunte di Bath, Cambridge e Cardiff nel Regno Unito e negli Usa il prestigioso Mit. Però solo il progetto olandese è pronto per la commercializzazione in larga scala dal 2016. E, poiché la produzione di cemento è responsabile del 5% delle emissioni di carbonio a livello mondiale, mentre la domanda globale è raddoppiata negli ultimi dieci anni, qualsiasi tecnologia renda questo materiale più duraturo avrà delle implicazioni positive sull’ambiente. Certo, potrebbe influirebbe, ma in maniera diversa anche sull’indotto. E, allora, dipenderà dalla flessibilità delle imprese con quale sfumatura di grigio si tingerà il futuro della bioedilizia. Monica Battistoni

Il microbiologo Henk Jonkers dell'Università di Delft con un campione di Bio-Concrete
Il microbiologo Henk Jonkers dell’Università di Delft con un campione di Bio-Concrete
Il bacillo in azione sulla microfessura
Il bacillo in azione sulla microfessura
La microfessura in fase di chiusura dopo alcuni giorni
La microfessura in fase di chiusura dopo alcuni giorni

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