Edilizia, architetti sul piede di guerra

Architetti sul piede di guerra: «È quanto mai strano come non sia chiaro a tutti che se il settore delle costruzioni continuerà nel suo trend negativo, che ha registrato  un ulteriore crollo del 37% nei permessi di costruire, mentre sono quasi 14 mila le  imprese di costruzione che hanno chiuso i battenti, l’intera filiera non sopravvivrà al 2014 e con essa milioni di professionisti, aziende e famiglie. E non andrà meglio per le  banche, la cui esposizione nei confronti del mondo delle costruzioni è altissima: la mera politica di disinvestimento che stanno praticando farà saltare il banco e morirà Sansone con tutti i Filistei». Lo sostiene Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti. «In questo scenario  più che drammatico né la politica, né chi ha le responsabilità di dirigere le politiche economiche europee e italiane, né Banca d’Italia sembrano rendersi conto della realtà, che gli architetti italiani, fornendo dati, continuano a dimostrare». Secondo il professionista, «Il Consiglio nazionale degli Architetti, come Ance e Anci, ha già da tempo proposto soluzioni chiare e praticabili: un piano nazionale di Rigenerazione delle Città (Riuso); l’esclusione dal patto di stabilità della messa in sicurezza degli edifici e la loro rigenerazione a fini energetici. Ed ancora: rendere bancabili i titoli edilizi regolari; coordinare le politiche di credito; spostare risorse da grandi infrastrutture spesso solo teoriche agli interventi sulle città; creare un fondo per i progetti per poter accedere ai fondi comunitari e ai finanziamenti Bei».

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