Attorno al mondo degli immobili, dell’edilizia e delle costruzioni gira il 30% del Pil.
Perché mai bisogna passare buona parte della propria vita a lavorare? La risposta è scontata: per soddisfare innanzitutto i bisogni primari. Nutrirsi e poter dormire in un alloggio decente. Sono le stesse necessità comuni al genere umano dall’età della pietra. Tutto il resto viene dopo. Oggi questi bisogni primari sono soddisfatti con la spesa al supermercato o dal fruttivendolo sotto casa e da un appartamento o abitazione unifamiliare. Non stupisce, quindi, che una buona parte di quanto guadagnato sia investito sulla casa, di proprietà o in affitto. E tantomeno sorprende che tutto quello che gira attorno agli immobili abbia un peso notevole sul Pil. Il calcolo del recente studio del Cresme realizzato per per Fillea Cgil, non svela una verità nascosta, ma ha il merito di assegnare un valore a quella che è un’opinione acquisita.

Da questo punto di vista, i valori calcolati nello studio andrebbero fatti leggere bene a chi siede in Parlamento e in consiglio dei ministri. La intera filiera delle costruzioni, secondo il Cresme, rappresenta quasi il 30% del valore aggiunto nazionale. Poco meno di un terzo, insomma, è legato al mattone. Certo, il dato è il risultato di tutto quanto mette in moto questo segmento di mercato. E prendendo in considerazione la casa di abitazione, tra nuovi edifici, ristrutturazione e manutenzione, i flussi annui sono pari al 21% del Pil. A questo si può aggiungere che secondo l’Istat nel 2021 il valore aggiunto del settore è pari a 85,3 miliardi, con un’incidenza del 5,2%, salita al 5,7% nel 2022, al 6,1% nel 2023 e assestata al 5,9% nel 2024. Insomma, è comunque rimasto alto anche con la fine del superbonus.

Nel dettaglio, lo studio scorpora le diverse aree di attività, basandosi sulla contabilità Istat. Risultato: genio civile, manutenzione ordinaria e ristrutturazioni valgono più o meno 190 miliardi, la progettazione 33,7 miliardi, le attività immobiliari 235 miliardi, i servizi finanziari legati ai prestiti per la casa 26, 3 miliardi. La somma relativa al il settore costruzioni allargato, purtroppo relativa solo al 2021, risulta quindi di 485 miliardi, il 29,5% del valore aggiunto nazionale.
Più aggiornati, invece, i flussi relativi alle abitazioni, che nel 2024 hanno raggiungono 466 miliardi di euro, il citato 21% del Pil. La cifra è il risultato di 31,1 miliardi di investimenti in nuove abitazioni, 7,5 miliardi di spese per l’acquisto e l’abitabilità, 123,3 miliardi di interventi sul patrimonio esistente e 303,9 miliardi di risorse connesse all’uso dell’abitazione, che comprendono spese per l’affitto, imposte, oneri di gestione, mobili, energia, acqua, oneri fiscali e assicurativi. Insomma, la casa è un bisogno primario. Ma anche un grande business di cui pochi hanno la misura.




