Centro di Formazione e Ricerca Merlo: in macchina senza segreti. Intervista a Paolo Peretti

Celle che simulano temperature estreme, percorsi sterrati e rampe ai limiti della stabilità, attrezzature specializzate per le prove di resistenza più impegnative. No, non siamo alla Nasa, ma al Centro di Formazione e Ricerca Merlo, a Cervasca, nel cuneese. Nominata per ben due volte Centro Formazione dell’Anno, la struttura rappresenta non solo un punto di riferimento per testare sicurezza, ergonomia e affidabilità di macchine industriali e agricole, ma anche un’eccellenza per la formazione professionale continua, con un’ampia proposta di corsi specialistici per chi queste attrezzature le usa per lavoro, le progetta o le costruisce. YouTrade ha intervistato il direttore Paolo Peretti.

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Paolo Peretti, direttore Centro Formazione e Ricerca Merlo

Domanda. Quali sono le principali attività del Centro di Formazione e Ricerca Merlo?
Risposta. Operiamo essenzialmente in due ambiti. Siamo nati come specialisti nella ricerca operativa con l’obiettivo migliorare la sicurezza, l’ergonomia e l’affidabilità delle macchine operatrici industriali e agricole. Per queste attività disponiamo di sistemi tecnologici e di impianti specializzati per le verifiche di stabilità, di resistenza e per le prove a fatica, abbiamo laboratori attrezzati per le misurazioni più sofisticate e sensibili e aree per il testing più impegnativo. La nostra forza sono soprattutto i nostri tecnici, bravissimi nel gestire problematiche complesse secondo i protocolli di prova più severi. Altro importante ambito di azione sono la formazione e l’addestramento all’uso in sicurezza di macchine per l’industria, l’agricoltura, le costruzioni e l’igiene urbana.

D. Affermate che il vostro centro formazione è il più innovativo in Italia. Perché?
R. Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e la formazione non può che esserne in sintonia. Quindi fare proprio lo stato dell’arte tecnologica è la prima missione di chi si occupa di formazione, una attività qualificante per la crescita culturale e professionale delle persone. In questo ambito il Cfrm (Centro Formazione e Ricerca Merlo) nominato nel 2019, per la seconda volta consecutiva, Centro Formazione dell’Anno, si è ritagliato uno spazio di rilievo tra gli operatori del settore caratterizzandosi per la qualità dei contenuti didattici, per la serietà della proposta formativa e soprattutto per la conoscenza di chi le macchine non solo le usa quotidianamente, ma soprattutto le costruisce. Da qui nasce la disponibilità immediata dei modelli più recenti per l’addestramento pratico. I nostri docenti? Tutti professionisti, rigorosamente nostri dipendenti, con anni di esperienza specifica.

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D. Con il coronavirus e il lockdown tutti gli eventi in presenza sono saltati, anche quelli di formazione. Come vi siete organizzati per fronteggiare lo stop imposto dall’emergenza sanitaria?
R. Dall’inizio dell’emergenza dovuta alla diffusione del contagio da covid19 abbiamo avuto pesanti limiti allo svolgimento e continuazione della nostra attività. In particolare, con l’obiettivo di interpretare i segnali contradditori che pervenivano dalle autorità circa la pericolosità o meno del virus nella sua fase iniziale di diffusione, abbiamo scelto di anticipare le politiche di chiusura e abbiamo perseguito fin da subito il fermo totale ricorrendo al lavoro agile e organizzandoci per erogare i corsi di formazione in videoconferenza. Queste scelte si sono rivelate lungimiranti e hanno evidenziato la nostra attenzione alla salvaguardia della salute del nostro personale e dei nostri utenti. Di contro, hanno posto un evidente freno ai nostri programmi di crescita, che siamo fiduciosi di recuperare in parte nel secondo semestre di quest’anno.

D. Avete collaborato anche con l’Esercito Italiano per migliorare l’efficacia negli interventi di soccorso in caso di calamità e umanitari. Che cosa avete fatto nello specifico?
R. Una comunità di intenti che si è andata via via concretizzando nel corso degli ultimi due anni con la conduzione di attività addestrative sinergiche finalizzate a incrementare le capacità di determinati assetti logistici e operativi, siano essi civili o militari, con orientamento al loro utilizzo nell’ambito di operazioni di supporto al territorio. Il video documentario Sistema Itala, che abbiamo realizzato, racconta attraverso contributi narrativi intervallati da momenti dinamici, il percorso di collaborazione tra il Gruppo Merlo e l’Esercito Italiano. Il video integrale è visibile sul sito www.cfrm.it e sul canale YouTube Cfrm Merlo. Con la consulenza dei tecnici militari sono in via di ultimazione presso il nostro centro impegnativi percorsi sterrati, sconnessi e rampe con inclinazioni tali da raggiungere pendenze longitudinali e trasversali al limite della stabilità dei veicoli. Questi apprestamenti saranno messi a disposizione dell’Esercito per la scuola guida fuoristrada e permetteranno di perfezionare l’addestramento del personale militare, consentendo ai conduttori di apprendere le tecniche di guida necessarie per gestire il VTLM “Lince” (Veicolo Tattico Leggero Multiruolo) e il VM 90 – T (Veicolo Multiruolo).

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D. Questa attività avrà nuovi sviluppi futuri?
R. Sì. Il Gruppo Merlo, che non viene chiamato in causa direttamente quando ci sono emergenze sul territorio, fronteggiate dagli enti preposti in modo molto efficace ed efficiente, è in realtà il più interessato a sapere quali macchine e attrezzature servono, come si utilizzano, perché si fanno delle scelte di impiego di certi mezzi e non di altri che, magari per tutta una serie di logiche tecniche, potrebbero essere più adeguati a svolgere una determinata missione. L’orizzonte è quanto mai ampio e le potenzialità che abbiamo di fronte ci fanno essere molto ottimisti, pur con il pragmatismo che ci contraddistingue.

D. Come dimostra la collaborazione con l’Esercito, le strutture del vostro centro di Formazione e Ricerca non sono progettate solo per le macchine Merlo. Che tipo di servizi offrite?
R. In effetti le esigenze manifestate dall’Esercito Italiano possono essere facilmente sovrapposte a quelle di altri enti che necessitano di utilizzare macchine e attrezzature nello svolgimento dei loro compiti istituzionali, e soprattutto di addestrare e formare il personale al loro uso. Inoltre, rimanendo nell’ambito delle macchine agricole e industriali, da tempo collaboriamo con costruttori di livello internazionale di trattori, macchine movimento terra, veicoli industriali e componentistica nella realizzazione di attività per le quali le nostre strutture e la nostra organizzazione sono diventate di riferimento.

D. Nel vostro reparto ricerche avete anche una innovativa cella climatica per test termici, anche in condizioni di temperatura e di umidità estreme. A che cosa servono questi test?
R. Il poter simulare le condizioni di temperatura e di umidità più impegnative in qualsiasi momento e senza dover attendere i cambi delle stagioni o spostarsi in giro per il mondo offre vantaggi incredibili. La nuova cella climatica del reparto Ricerche è unica in Italia, e tra le poche in Europa, a permettere di certificare macchine di peso fino a 30 tonnellate, non solo in condizioni di temperatura e umidità controllate ma riproducendo fedelmente gli innumerevoli parametri dinamici che coinvolgono gli organi di trasmissione e il motore durante la marcia su strada. Un esclusivo banco a rulli, con un potere frenante e di spinta di oltre 200 kW, consente infatti ai tecnici di programmare le condizioni di sforzo e di simulare le sollecitazioni di un reale percorso stradale con le sue salite, le discese e le frenate improvvise, magari con un rimorchio al traino. La temperatura interna può essere impostata su valori variabili da -40 a +60 gradi centigradi e mantenuta costante indipendentemente dalle condizioni di funzionamento della macchina in prova, in contemporanea quindi alle elevate temperature di esercizio. La cella è in grado di controllare anche la percentuale di umidità per simulare le condizioni di impiego più gravose, come nei lavori in miniera o nei climi equatoriali. Inoltre l’innovativo sistema di ricircolo dell’energia permette di ridurre i consumi dell’impianto quando si simulano i percorsi in salita: tutta l’energia dissipata dal banco freno è convertita in corrente elettrica e rimessa in circolo.

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D. Torniamo alla formazione. Che tipo di corsi offrite e come sono organizzati?
R. Il Centro di Formazione e Ricerca Merlo è accreditato per la formazione professionale continua conformemente alla normativa nazionale, ed è qualificato da enti stranieri per sviluppare la propria attività anche all’estero secondo le più stringenti normative internazionali. Indipendentemente dalla tipologia di formazione, le sessioni didattiche sono differenziate nei contenuti e nella durata per valorizzare il livello di esperienza acquisita e soddisfare gli obiettivi di apprendimento individuale. Sono anche, tra l’altro, funzionali all’ottenimento di un attestato di abilitazione conforme alle norme in vigore. La didattica più gettonata è quella che chiamiamo Smart, progettata per chi nel proprio lavoro già usa le macchine in configurazione base e desidera approfondirne i principali aspetti tecnici e pratici legati alla sicurezza e alla prevenzione nell’utilizzo quotidiano. La formula Premium è invece riservata al conduttore esperto che cerca un approccio più specialistico e di approfondimento con l’utilizzo di attrezzature e accessori speciali anche in contesti inusuali. La didattica Club permette di conoscere a fondo la macchina sia dal punto di vista tecnico che operativo e di apprendere come gestirla in sicurezza anche nelle condizioni più impegnative. La piena padronanza del mezzo diventa un must riservato a professionisti che devono lavorare in perfetta simbiosi con la macchina e i suoi equipaggiamenti, soprattutto nelle situazioni critiche. Ad alto valore aggiunto anche i percorsi formativi College, nei quali il supporto professionale di istruttori esperti e di strutture didattiche all’avanguardia permette a chi non ha esperienza nell’uso delle macchine di conoscerle a fondo e di imparare ad utilizzarle in sicurezza. Tutto questo per non mettere nella stessa sessione formativa un giovane in cerca di lavoro e un professionista con anni di esperienza, e dare quel valore aggiunto che solo una formazione adeguata e mirata può garantire, per qualificare al meglio il risultato.

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D. Quali sono i corsi più richiesti?
R. Dieci anni fa erano molto richiesti i corsi di formazione per le macchine da cantiere e industriali, dal classico muletto alle piattaforme aeree, dalle gru ai sollevatori telescopici, alle macchine movimento terra. Cinque anni fa la formazione ha toccato il settore agricolo e per la prima volta abbiamo strutturato corsi abilitanti alla conduzione di trattori agricoli e forestali e macchine operatrici agricole. Oggi si sono aggiunti, ai settori tradizionali, bacini di utenza all’epoca impensabili. Molto richiesti sono i corsi per l’utilizzo di macchine e attrezzature per la manutenzione del verde, per i servizi comunali e cimiteriali, per la pulizia e la manutenzione delle strade, per i servizi di igiene urbana e per la movimentazione portuale e la logistica. Molto apprezzata è inoltre la formazione che dallo scorso anno eroghiamo ad aziende ed enti in ambiti tecnici specifici, legati ai processi. In questi casi non si tratta di rilasciare una abilitazione ma di formare operativamente il personale su argomenti strettamente inerenti al proprio lavoro: dai corsi di oleodinamica a quelli sull’elettronica avanzata, dalle tecnologie di lavorazione dell’acciaio ai sistemi di verniciatura industriale, dalle tecniche di saldatura alla formazione in ambito marketing, commerciale e comunicazione e molti altri. Tutti valorizzati dalla profonda conoscenza e competenza di chi questi argomenti li affronta quotidianamente nel proprio lavoro di costruttore di macchine agricole ed industriali. L’orizzonte di azione si sta incredibilmente ampliando, tant’è che tra i nuovi interlocutori annoveriamo anche istituti tecnici e professionali per i cui studenti eroghiamo formazione personalizzata.

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D. A chi si rivolgono e qual è l’età media dei partecipanti?
R. La nostra formazione ha come oggetto le macchine e le attrezzature pertanto si rivolge soprattutto a chi queste le usa per lavoro, le progetta o le costruisce. L’età dei nostri utenti è quindi molto varia e non sono rare abilitazioni erogate a persone molto avanti con gli anni. Tuttavia possiamo inquadrare il partecipante medio in due categorie ben distinte: il lavoratore dipendente e il lavoratore in cerca di impiego. Il loro approccio alla formazione e al valore aggiunto che questa offre è molto diverso, ed è un sensibile indicatore di quanta strada ci sia ancora da percorrere. La sfida per noi è riuscire a confutare la convinzione di chi dice «il mio lavoro l’ho sempre fatto così e non ho niente da imparare», dimostrando che l’apprendimento e l’accrescimento delle proprie conoscenze non hanno mai fine. Purtroppo troppo spesso il lavoratore è convinto che partecipare ad un corso di formazione sia una perdita di tempo.

D. Mai come in questo periodo ci si è concentrati sul tema della sicurezza, un argomento su cui voi fate cultura da anni. A che punto siamo oggi in Italia?
R. Purtroppo c’è ancora molto lavoro da fare. Se guardiamo alla formazione per i conduttori di macchine e attrezzature, obbligatoria per legge, ci addentriamo in una giungla. Un esempio? Il numero medio di partecipanti a un nostro corso di formazione è di tre utenti per sessione. Ciò significa che eroghiamo abitualmente corsi teorico-pratici anche a un solo utente. C’è chi organizza aule anche con 30 partecipanti e la chiama formazione. È chiaro che è un’altra cosa. L’aspetto più deteriore è che l’utente medio non ha elementi a disposizione per distinguere lo spessore professionale di un soggetto formatore rispetto ad un altro e non è in grado di percepire gli effetti negativi di una formazione inadeguata o addirittura sbagliata. L’unico suo parametro di valutazione diventa il prezzo, il più basso, e il tempo da dedicare, il minimo indispensabile. Anzi, meglio se il relativo attestato arriva senza perdere tempo. Che cosa si dovrebbe fare? Una cosa sola, molto semplice: chi eroga formazione, chiunque indistintamente, deve obbligatoriamente sottostare alle stesse regole, vincoli, prescrizioni e soprattutto controlli. Senza scappatoie.

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D. A febbraio, poco prima della chiusura totale, avete concluso il primo master universitario di secondo livello, organizzato in collaborazione tra il Politecnico di Torino e il Gruppo Merlo. Di che si tratta?
R. Questa formazione di alta specializzazione post-laurea ha coinvolto per due anni dodici giovani neolaureati in ingegneria impegnati nello sviluppo di Metodologie progettuali e di processo per l’industrializzazione di macchine telescopiche modulari. Le lezioni dei docenti del Politecnico si sono alternate presso le aule del Lingotto e presso il Cfrm e una parte importante delle attività pratiche si è svolta nei reparti dell’azienda sotto la guida di tutor esperti del Gruppo Merlo. I progetti finali sono stati integrati nei processi di sviluppo e di produzione aziendali e i loro realizzatori sono stati tutti assunti a tempo indeterminato, a riprova che il piano di formazione e di inserimento è stato seguito e gestito con il massimo profitto. Traendo forza dalla positiva esperienza appena conclusa, il Gruppo Merlo e il Politecnico hanno deciso di proporre una nuova edizione del Master Universitario che ha preso avvio nel mese di giugno 2020.

D. Avete nuove iniziative in programma per il prossimo futuro?
R. Sì. Non dobbiamo mai fermarci e la nostra crescita di questi anni dimostra che non ci mancano le idee e la voglia di confrontarci con nuove sfide.

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