I vecchi nuovi materiali green da inserire nella rivendita edile

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Come si può realizzare una casa nel rispetto della natura e della salute delle persone che la abiteranno? È questa, forse, la domanda principale alla quale l’edilizia sostenibile è continuamente in cerca di una risposta. E, ormai, anche l’utente finale, sempre più esigente e informato, è tra i principali promotori di questa scelta.

In termini di mercato, ciò spinge l’offerta a individuare e, perché no? riscoprire alcuni materiali che non sono decisamente delle novità, ma che grazie a un know-how sempre più esperto, e magari anche all’innovazione tecnologica, sono in grado di garantire elevate prestazioni costruttive e massima attenzione al benessere.

Non a caso, secondo Allied Market Research, il mercato dei materiali edili sostenibili, o green building materials, a livello globale, dovrebbe superare i 377 milioni di dollari nel 2022, più che raddoppiando il suo valore rispetto al 2015, attestato poco sopra i 171 milioni. Le possibilità sono molteplici, ma in tutti i casi si tratta di materiali che comportano un limitato consumo di risorse naturali, di energia e di anidride carbonica.

Ecco una selezione di cinque materiali caratterizzate da altissimi livelli di eco-compatibilità, da inserire nella propria rivendita edile.

Paglia

Il termine paglia indica gli steli asciutti di grano, segale, orzo, avena o miglio, o piante fibrose come lino, canapa o riso, ricavati in seguito alla trebbiatura, l’operazione che consiste nella separazione dei chicchi dagli steli e dalla pula. Si tratta di una risorsa naturale rinnovabile composta da cellulosa, lignina e silice, e da una pelle idrorepellente cerata.

La paglia viene impiegata sia sotto forma di blocchi per strutture edilizie, sia come isolante. Gli edifici costruiti utilizzando questo materiale si sono diffusi soprattutto negli Stati Uniti, dove ci si può ancora imbattere in case in blocchi di paglia con più di cento anni.

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Infatti, sebbene questo materiale sia stato utilizzato già in tempi antichissimi delle prime costruzioni dell’umanità, la tecnica delle costruzioni che usa le balle di paglia come pareti portanti è conosciuta con il nome di Nebraska, nome dato dai pionieri di questa tecnica, i coloni che si insediarono nelle Americhe a partire dal 1800.

Contrariamente a quanto si possa immaginare, le balle di paglia compressa sono materiali da costruzione estremamente solidi. Dal punto di vista strutturale, il blocco di paglia, con la giusta produzione e progettazione, presenta una buona resistenza alla compressione e anche resistenza sismica, perché è in grado di assorbire e smorzare gran parte dell’energia dinamica delle scosse.

Può stupire, inoltre, anche sul fronte della resistenza al fuoco, stimata di 90 minuti. La paglia è anche un ottimo isolante termico e acustico. È importante notare come le case isolate con la paglia possano ottenere livelli da casa passiva, cioè caratterizzati da un consumo annuo di energia per il riscaldamento inferiore o uguale ai 15 kWh/m².

Pietra naturale

Riconsiderare i materiali locali per l’edificazione, come i diversi materiali lapidei che caratterizzano i diversi terrori geografici, significa non solo valorizzare la cultura costruttiva locale, ma anche ridurre le emissioni di anidride carbonica provocata a causa dello spostamento della materia prima.

Nel nostro Paese esistono una vastità di pietre locali, ognuna con le proprie caratteristiche estetiche e costruttive, che spesso caratterizzano le parti più antiche dei centri abitati e le zone più rurali.

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I materiali lapidei presentano generalmente buone caratteristiche di durevolezza, di isolamento termico e di resistenza al fuoco e alle muffe.

Sughero

Il sughero è ricavato dalla quercia da sughero, un albero sempre verde che può raggiungere anche i 20 metri di altezza e tipica dell’area mediterranea: cresce, infatti, prevalentemente in Italia, Corsica, Spagna, Portogallo, Marocco e Algeria.

La ricchezza di questa pianta è data proprio dalla doppia corteccia: quella più interna, composta da tessuti fibrosi nei quali scorre la linfa, e una più esterna che la riveste con una scorza grigio chiara e spugnosa, conosciuta appunto come sughero.

Il sughero protegge il tronco della pianta dagli agenti esterni (caldo, freddo, umidità) e garantisce la traspirazione. Inoltre, protegge il tronco dal fuoco in quanto, carbonizzando in superficie in caso di incendio, evita che possa bruciare il tronco stesso o che il calore possa compromettere le funzioni vitali della pianta.

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La prima estrazione di questo materiale viene detta demaschiatura: il primo sughero è chiamato sugherone o sughero maschio perché molto grossolano, ruvido, screpolato e poroso, mentre per le estrazioni successive, che avvengono a intervalli di 9 o 12 anni, si parla di sughero gentile o femmina, perché leggero, compatto e uniforme.

Grazie a una particolare elasticità e al peso specifico, il sughero si rivela anche un ottimo isolante nel dissipamento dell’energia sonora.

Dal punto di vista ambientale è bene notare che ogni bosco di sughero, oltre a essere importante per l’equilibrio dell’ecosistema, si possa definire come una “fabbrica naturale”, non inquinante, di materie prime. Il sughero per le costruzioni in bioedilizia esiste sotto forma di pannelli isolanti, pavimenti e rivestimenti.

Bambù

Non solo un materiale decorativo in grado di offrire un tocco orientale alle nostre abitazioni. Oggi, il bambù fa parlare di sé grazie al ciclo di vita della pianta, scientificamente nota come Phyllostachys edulis (o bambù gigante), perché molto più breve rispetto a quello di altri tipi di albero. Infatti, il bambù dopo essere tagliato impiega dai tre ai cinque anni per ricrescere, rigenerandosi spontaneamente.

Questa pianta straordinaria è originaria dell’Asia, dove anticamente è stata la principale fonte di materiali da costruzione, non solo per le abitazioni ma anche per le infrastrutture.

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In Italia esistono realtà come Forever Bambù, una filiera strutturata che attraverso la coltivazione del bambù gigante si propone di fornire una risposta alla crisi climatica. Infatti, anche le foreste di bambù sono in grado di assorbire importanti quantità di CO2.

Secondo l’azienda, i bambuseti sono in grado di assorbire durante la loro vita di cento anni, circa 265 Tonnellate di CO2 all’anno, 36 volte quella assorbita da un bosco misto a pari condizioni. Pur essendo un materiale leggero e flessibile, il bambù si è guadagnato il soprannome di «acciaio vegetale», grazie alla sua forza e resistenza.

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In architettura trova il suo impiego come elemento di sostegno, ma si può usare anche per realizzare splendide pavimentazioni per interni, durature ed estremamente resistenti ai graffi. È anche un materiale con una discreta resistenza al fuoco: la sua combustione, infatti, avviene a temperature molto elevate.

Terra cruda

La terra cruda, ovvero la terra argillosa, non cotta, utilizzata in edilizia, è un altro di quei materiali da sempre presente nel mondo delle costruzioni. 

Sebbene si tratti di un materiale di per sé naturale e performante, grazie alle sue doti igroscopiche e alla grande malleabilità che lo rende estremamente versatile, per essere realmente sostenibile anche in questo caso bisogna assicurarsi che la provenienza della terra sia locale, evitando quindi di importare la materia prima.

Le principali tecniche costruttive a cui si presta la terra cruda sono due: quella cosiddetta dell’Adobe, per la quale si utilizzano mattoni industriali o artigianali, (questi ultimi ottenuti pressando l’argilla all’interno dei telai dalla forma rettangolare e lasciandoli essiccare) da utilizzare sia per realizzare pareti portanti, sia di tamponamento.

L’altra tecnica è quella del Pisé, per cui si creano moduli di terra cruda pressata in apposite casseforme. Anche in questo caso, i blocchi sono adatti a murature portanti e di tamponamento.

La terra cruda è utilizzata anche per la creazione di intonaci di pregio, che se utilizzati in abbinamento ad altri materiali naturali, come la paglia, assicurano l’assenza di inquinamento indoor emesso dagli intonaci meno naturali, oltre a offrire un buon livello di isolamento termico, acustico e un giusto grado di umidità all’interno della casa. Questa tipologia di intonaco è comunque adatta, ad esempio nelle ristrutturazioni, a essere abbinata a qualsiasi altro materiale.

Micelio

Il micelio, che non è altro che la radice dei funghi, forma una fitta e solida membrana isolante che cresce e si auto-genera, all’interno del legno, nel giro di pochi giorni.

Questo sottoprodotto agricolo permette di creare una schiuma densa, molto adesiva, facilmente maneggiabile e plasmabile mediante vari stampi. Si tratta di un ottimo isolante naturale per la coibentazione degli edifici e può essere una valida alternativa ecologica alle schiume plastiche, per costituire la struttura ermetica di edifici e abitazioni.

In più, essendo un materiale naturale e altamente biodegradabile, si decompone naturalmente una volta terminato il suo ciclo di vita.

Le sfide edili del futuro

Non solo materiali naturali: sotto la lente di chi si occupa di analizzare i trend dei materiali edili sono presenti anche altre categorie di prodotto, interessanti perché possono dimostrarsi validi alleati nella trasformazione in chiave sostenibile del settore delle costruzioni.

Ecco che allora, sempre Allied Market Research ha condotto un’altra indagine, secondo la quale il mercato globale dei cosiddetti Alternative Building Materials (materiali alternativi per le costruzioni), valutato circa 190 miliardi di dollari nel 2020, raggiungerà i 330 miliardi nel 2030, con un tasso di crescita composto annuale del 5,8% e una crescita complessiva del 74%.

Dai calcestruzzi autorigeneranti, ai vetri termoregolatori, fino ai ponti stampati in 3D: non si tratta di invenzioni di natura fantascientifica appartenenti a un futuro lontano, bensì di soluzioni innovative che stanno prendendo sempre più piede all’interno del settore delle costruzioni.

Le sfide a cui questi materiali devono rispondere sono la riduzione delle risorse impiegate per la loro produzione, i costi legati alla manutenzione, il ciclo di vita più lungo, l’abbattimento di emissioni di Co2 e la capacità di rendere gli edifici maggiormente resilienti ai cambiamenti climatici che già sono in atto.

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