Cresme: il 2021 anno caldo per l’idrotermosanitario

Impianto di ventilazione

Effetto bonus? Oppure sono i lockdown ad aver spinto gli italiani a restare più a casa e, dunque, a cercare di renderla confortevole? Qualunque sia la causa, dati relativi al mercato idrotermosanitario, riscaldamento e raffrescamento indicano che sarà un anno positivo per il settore.

La fotografia è stata scattata dal Cresme e presentata a MCE Live+Digital, l’evento internazionale dedicato al settore. Ma anche le prospettive sono buone. Secondo il settimo Rapporto Congiunturale e Previsionale sull’installazione degli impianti negli edifici in Italia 2021-2023, nel 2021 il valore del settore dell’impiantistica crescerà del 12%, assistendo all’assorbimento di poco meno di 1,55 milioni di unità nel 2020.

Lorenzo Bellicini
Lorenzo Bellicini

“La crisi delle costruzioni indotta dall’emergenza sanitaria ha avuto riflessi sulla domanda di impiantistica, in un settore che pesa sul Pil nazionale, visto dalla produzione, per il 2,1%”, ha spiegato Lorenzo Bellicini, direttore tecnico del Cresme. “Il calo stimato per la produzione settoriale si mostri di entità inferiore rispetto a quello del totale delle costruzioni (-6,4% per gli impianti, contro il -7,8%). La ripresa del mercato a partire dal 2021 sarà molto intensa grazie alla spinta propulsiva impressa dagli incentivi fiscali. Gli impianti per la climatizzazione ambientale costituiscono un elemento trainante degli incentivi. Alla luce dei dati rilevati possiamo affermare che l’unico raggruppamento che potrebbe recuperare appieno i livelli produttivi persi durante l’anno pandemico è quello dei paesi sud-europei, Italia compresa e restituire valore a una filiera che, tra produzione, distribuzione e installazione, solo in Italia vede l’occupazione di più di 410 mila operatori”.

Secondo il rapporto, prima della crisi sanitaria il mercato dell’impiantistica veniva da una quinquennio di crescita eccezionale: tra 2014 e 2019 la domanda era cresciuta, in media, del 2,7% ogni anno. Il livello del mercato nel 2019, circa 252 miliardi di euro, aveva rappresentato il punto più alto del decennio. Il mercato europeo degli impianti interrompe quindi il suo trend espansivo alimentato, da una parte, dalla domanda di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e dallo sviluppo del settore della riqualificazione edilizia in ambito di efficientamento energetico, dall’altra dall’espansione del settore infrastrutturale nei paesi dell’Est Europeo. MCE-2021

Impianti termici

Nel 2020, a fronte di un incremento del +3,6% del settore residenziale, c’è stato un calo del -0,9% del non residenziale, con il primo semestre pesantemente negativo per entrambi i settori con il -16,9% del residenziale e il -15,9% del non residenziale. Nel secondo semestre, il residenziale ha recuperato rapidamente (+20,3%) e il non residenziale ha avuto una crescita a due cifre, ma molto meno intensa (+11,8%). Il mercato degli impianti di raffrescamento dovrebbe mostrare importanti tassi di incremento a partire dal +11,6% nel 2021 per poi proseguire con tassi decrescenti nel 2022 (+5,9%) e nel 2023 (+1,6%).

Nel 2020, la sommatoria dei fatturati realizzati dai settori della filiera degli impianti per edilizia, ha conosciuto un sensibile calo arrivando a misurare 71,7 miliardi di euro.

I segmenti di mercato

• 31,3 miliardi di euro (erano 34,2 nel 2019) è il ricavato delle vendite dei prodotti per l’impiantistica effettuate direttamente dalle aziende produttrici nazionali. In questo importo sono incluse le vendite destinate all’estero (circa 20 miliardi, oltre il 60% della produzione);

• 14,5 miliardi di euro (erano 15,6 nell’anno precedente) è il ricavato della distribuzione specializzata (rivendite) di materiali per impianti, sul territorio nazionale; 

• 25,9 miliardi (erano 27,6 nel 2019) è l’importo totale incassato dagli installatori (termoidraulici, idraulici, ecc.); 

• 5,9 miliardi (erano 6,6) è il ricavo delle imprese edilizie non specializzate e la spesa sostenuta per il fai-da-te; 

• 32,6 miliardi la spesa sostenuta dall’utente/investitore finale che, nel 2019, per gli stessi interventi spendeva 35,2 miliardi. 

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