Pandemia ed edilizia: se il mercato lo decide il virus

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Foto di congerdesign da Pixabay

L’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle non offre particolari spunti di felicità: il 2020 è e sarà un periodo da ricordare per il dolore che ha portato a un’infinità di famiglie, per lo spirito di sacrificio di gente che non ringrazieremo mai abbastanza, per la speranza che ha generato grazie ai prodigi della scienza, chiamata ancora una volta a trovare soluzioni nell’emergenza, quella vera.

Nel nostro piccolo, generalmente parlando, non è andata male come si pensava in un primo momento. E ciò senza che il superbonus 110% abbia potuto manifestare i suoi ipotetici, straordinari effetti sull’economa di settore. Anzi, siamo riusciti anche a sopperire alle conseguenze per ora nefaste – per esempio il blocco dei lavori programmati e anche di quelli già iniziati – di questa misura fiscale puntando tutto sulle agevolazioni da tempo esistenti e sulla volontà/ necessità di migliorare la qualità della vita domestica dei cittadini, costretti fra le mura di casa dalle varietà cromatiche del lockdown.

Il 2020 è stato un anno di crisi, inutile nasconderlo: chiusure di negozi, purtroppo in molti casi non solo temporanee (secondo i dati più recenti, 390 mila esercizi commerciali, in genere, hanno chiuso); cassa integrazione che integra per modo di dire, quando arriva; attività pesantemente ridimensionate e, soprattutto, pochissima voglia di rischiare investimenti. La congiuntura del nostro mercato la sta quindi definendo il virus.

Ora c’è il vaccino e farlo tutti è un obbligo morale, prima ancora che sociale. La pandemia che sta pesantemente condizionando i fatturati della distribuzione edile, delle imprese e degli artigiani, così come delle aziende produttrici va affrontata con molta serietà e anche il settore dell’edilizia si deve proteggere per continuare a lavorare. Il mercato c’è, come ci confermano i rimbalzi anche sorprendenti delle vendite registrati dopo la prima ondata. Lavori da terminare, ma anche da iniziare. Ristrutturazione ma anche nuovo.

Gli ultimi mesi dello scorso anno non sono stati molto incoraggianti. Forse la seconda ondata ci ha un po’ sorpresi, soprattutto per la sua “cattiveria”, ma è una attenuante che non regge, perché era stata ampiamente prevista, così come le ipotesi di una terza ondata sono tutto tranne che semplici ipotesi. Un’incognita per l’inizio del nuovo anno è sempre suggerita dall’evoluzione della pandemia.

Per esempio, un privato che intende ristrutturare la sua casa può temere che gli operatori edili deputati ai lavori potrebbero anche essere positivi, magari asintomatici. Che cosa fa: prova loro la febbre quando si presentano alla porta? Chiede di vedere i risultati del tampone? Leggevo questa mattina sul giornale che in Italia circolano liberamente circa 600 mila persone infette, che mediamente 12 o 13 tamponi sul cento sono positivi. Chi può oggettivamente mettersi in casa operai (o qualsiasi altra persona) senza pensieri?

Non bisogna drammatizzare, questo mai, ma la prudenza, più probabilmente la paura, può anche far decidere di rimandare l’inizio dei lavori o evitare di farli. Il covid è una variabile invadente in continua evoluzione. E riflettere sulle vicissitudini della distribuzione edile, come del resto di ogni altra attività, quando si ha a che fare con simili, fluttuanti interferenze esterne è più o meno impossibile.

Così, oltre a una sempre maggiore professionalità, a una sostanziale attenzione alla tutela del credito, e alle mille attenzioni che la distribuzione edile deve mettere in pratica quotidianamente, oggi dobbiamo anche stare attenti a chi entra in rivendita. Cercando a tutti i costi di sdrammatizzare, se prima del covid ci spaventavamo se qualcuno entrava in negozio con una maschera sul volto, adesso inorridiamo se chi entra la maschera non ce l’ha.

Basta un piccolo virus a cambiare il mondo? Sì, evidentemente. E anche la normalità oggi è diventata una variabile. Però noi dobbiamo essere pronti a tutto: cerchiamo di affrontare il nuovo anno con le attenzioni che ci vengono suggerite e mettiamoci in condizione di vivere una vita lavorativa più o meno normale. Oltre il virus c’è un mercato straordinariamente importante e il mio augurio è che la distribuzione edile possa continuare a essere un centro di attrazione all’interno della filiera delle costruzioni, seppure fra mille difficoltà. Non sono le prime, non saranno le ultime.

di Roberto Anghinoni (da YouTrade n. 115)

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