Green Economy Italia: un’azienda su tre investe in sostenibilità ed efficienza

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Sono oltre 432 mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito negli ultimi cinque anni in prodotti e tecnologie green. In pratica quasi una su tre, valore in crescita rispetto al quinquennio precedente, quando erano state 345 mila (il 24% del totale). È ciò che emerge dall’undicesimo Rapporto GreenItaly, analisi che ha l’obiettivo di misurare e pesare la forza della green economy italiana.

Certo, potremmo dire che questo non è un anno come tutti gli altri, per evidenti motivi. Ma forse, è proprio nei momenti più difficili che è possibile constatare la bontà di una strategia o, meglio, di due, che se abbinate permettono di aumentare la competitività delle aziende del nostro Paese: la sostenibilità e l’innovazione tecnologica.

C’è un’Italia pronta al Recovery Fund e la green economy è la migliore risposta

Le imprese eco-investitrici orientate alla tecnologia 4.0 nel 2020 hanno visto un incremento di fatturato nel 20% dei casi, rispetto al 16% del totale delle imprese green. E più che doppia rispetto al 9% delle imprese non green.

Il 2019 ha fatto registrare un picco, con quasi 300 mila aziende che hanno investito su sostenibilità ed efficienza, il dato più alto da quando Symbola e Unioncamere hanno iniziato a misurare gli investimenti per la sostenibilità. Come si legge nel Rapporto, questi investimenti si sono concentrati in particolare sull’aspetto dell’efficienza energetica e le fonti rinnovabili, insieme al taglio dei consumi di acqua e rifiuti.

Seguono, poi, la riduzione delle sostanze inquinanti e l’aumento dell’utilizzo delle materie seconde. Tutto questo prima dello choc della pandemia, a cui hanno reagito meglio proprio le imprese che dimostrano di credere nella sostenibilità ambientale: quasi un quarto del totale (24%) conferma eco-investimenti per il periodo 2021- 2023.

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Ermete Realacci

«C’è un’Italia pronta al Recovery Fund e la green economy è la migliore risposta alla crisi che stiamo attraversando», ha garantito il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci. «Infatti, nel Rapporto GreenItaly si coglie una accelerazione verso il green del sistema imprenditoriale italiano. Un’Italia che fa l’Italia ed è la sperimentazione in campo aperto di un paradigma produttivo fatto di cura e valorizzazione dell’ambiente, dei territori e delle comunità, che ci può aiutare a uscire dalla crisi migliori di come ci siamo entrati».

Imprese italiane e transizione verde: quattro punti fondamentali

Il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, ha sottolineato come dal Rapporto emergano quattro punti fondamentali. Per prima cosa «la transizione verde è un percorso su cui le imprese italiane si sono già avviate: un quarto di esse, malgrado le avversità di questo periodo, intende investire nella sostenibilità anche nel prossimo triennio».

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Giuseppe Tripoli

Secondo: «Le imprese della green economy sono più resilienti: nel 2020, hanno registrato perdite di fatturato inferiori alle altre, sono ottimiste più delle altre e ritengono di recuperare entro uno o due anni i livelli di attività precedenti alla crisi». E, ancora: «Le imprese green innovano di più, investono maggiormente in ricerca e sviluppo, utilizzano di più le tecnologie 4.0 e privilegiano le competenze 4.0».

Infine, sottolinea Tripoli «le imprese giovanili guardano di più al green: il 47% delle imprese di under 35 ha investito nella green economy nel passato triennio contro il 23% delle altre imprese».

Dati che supportano la tesi per la quale la sostenibilità va a braccetto con l’innovazione. È importante ricordare che il contesto geopolitico in cui ci troviamo, l’Unione Europea, punta su un’accelerazione degli obiettivi di sostenibilità ambientale, consapevole dei rischi con cui ci scontreremo inevitabilmente se non opteremo per un cambio di rotta immediato.

Per fare un esempio, la Commissione Europea ha rivisto al rialzo gli obiettivi di abbattimento delle emissioni della CO2 al 2030, passati al 55%, in vista della neutralità carbonica entro il 2050. Ed è chiaro che il settore edile possa dare un contributo fondamentale a questa causa.

Edilizia e green economy: nuova Bauhaus europea

La ricerca si sofferma anche sulla situazione dell’edilizia nel nostro Paese, ricordando come i bonus fiscali, senza ombra di dubbio, siano degli strumenti di grande valore per spingere sulla riqualificazione e sostenere questo comparto.

Soltanto l’ecobonus ha mobilitato complessivamente oltre 42 miliardi di investimenti per la riqualificazione energetica, di cui 3,5 miliardi solo nel 2019, con un risparmio complessivo di circa 17.700 GWh/anno (1.250 GWh nel 2019), secondo dati Enea. Dal punto di vista internazionale, invece, il rapporto 2020 di McKinsey & Company, The next normal in construction, registra come il settore delle costruzioni sia l’industria più grande del mondo, pari al 13% del Pil globale. Eppure, anche a prescindere dalla crisi, negli ultimi due decenni ha visto una crescita della produttività di appena l’1% annuo. Le cause vanno ricercate negli sforamenti di tempo e costi, e nel ridotto guadagno complessivo al lordo di interessi e tasse (Ebit), che si attesta intorno al 5%.

La nuova normalità nelle costruzioni dovrà invece prevedere, secondo gli esperti che hanno curato il rapporto, la combinazione di requisiti di sostenibilità, la pressione sui costi, la scarsità di competenze, i nuovi materiali, gli approcci industriali, la digitalizzazione e l’aggiunta di una nuova categoria di attori che sembra destinata a trasformare la catena del valore.

Certo, un cambiamento in chiave sostenibile, per essere efficace, deve permeare tutta la società, dalle amministrazioni pubbliche, alle imprese che costituiscono i diversi settori economici, ma anche i singoli utenti privati.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, in occasione del lancio della proposta di dare vita a una nuova Bauhaus europea (riprendendo il concetto di Bauhaus, la celebre scuola di arte e design tedesca degli anni Trenta) ha ricordato che «il nuovo movimento di Bauhaus europeo va inteso come un ponte, tra il mondo della scienza e della tecnologia e quello dell’arte e della cultura. Il nuovo Bauhaus serve per avvicinare alla mente e alla casa delle persone i contenuti del Green Deal europeo. E rendere tangibile il confort è l’attrattività del vivere sostenibile».

Sorpresa: l’Italia è prima per il riciclo

Dalla ricerca emerge anche quella che, per molti, può sembrare una bella sorpresa: l’Italia, infatti, è campione europeo nell’economia circolare e nell’efficienza dell’uso delle risorse.

Secondo dati Eurostat, siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti: 79%, il doppio rispetto alla media europea (solo il 39%) e ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei (la Francia è al 56%, il Regno Unito al 50%, la Germania al 43%).

Come si legge nel Rapporto, la sostituzione di materia seconda nell’economia italiana comporta complessivamente un risparmio potenziale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate di CO2. Per ogni chilogrammo di risorsa consumata, l’Italia genera, a parità di potere d’acquisto, 3,6 euro di Pil, contro una media europea di 2,3 euro e valori di 2,5 della Germania o di 2,9 della Francia, seconda solo a quella del Regno Unito, 3,9 euro per chilogrammo. Produciamo meno rifiuti: 42,3 milioni di tonnellate per ogni milione di euro, contro il 58,9 della media dei grandi Paesi Ue (e i 59,5 della Germania).

riciclo

L’economia circolare diventa mainstream e tutti i settori ricorrono in maniera più consistente a materiale di recupero, anche nelle produzioni di fascia alta (per esempio, gli agglomerati di quarzite o l’arredamento di design). Anche l’industria italiana del legno arredo è prima in Europa in economia circolare: il 93% dei pannelli truciolari prodotti in Italia è fatto di legno riciclato.

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