Sistemi a secco e chimica nel futuro del consolidamento degli edifici

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L’edilizia sta attraversando un cambiamento generazionale: a laterizi e tondini di ferro, si affiancano sistemi a secco e prodotti chimici. Attraverso queste nuove frontiere passa il futuro della riqualificazione per la sicurezza degli edifici.

Lego e Meccano precursori dell’edilizia del futuro

Da bambini giocavamo con il Lego e con il Meccano. Abbiamo imparato a costruire case con i mattoncini di plastica danesi e strutture di vario tipo con le barrette metalliche perforate, le viti, i dadi e i bulloni, che in alcune varianti per i bambini più piccoli erano in legno. Chi ha più di 50 anni forse si ricorda alcuni giochi di costruzione più elaborati che arrivavano dagli Stati Uniti, come quelli prodotti dalla Kenner, dove con pilastri e travi in plastica si costruivano strutture alle quali poi si incastravano facciate per costruzioni e si potevano collegare strade prefabbricate, sempre in materiale sintetico.

La nostra infanzia è stata dominata dal ferro e dalla plastica, dal legno e dalla costruzione a secco, mentre il mondo nella realtà usava sempre più il cemento armato, i mattoni e i laterizi, le malte e tutto il corredo di sistemi costruttivi che fino a pochi anni fa hanno rappresentato il costruire nella sua accezione storica.

È vero, avevamo anche il Piccolo chimico, ma se vi ricordate utilizzarlo significava mobilitare mezza famiglia, mettersi per lo più in cucina con alambicchi e provette e combinare qualche disastro. Con il Piccolo chimico creavamo fumi ed esplosioni, con Lego e Meccano costruivamo. Distruzione e costruzione, modi diversi di divertirsi, modi diversi di vedere le cose.

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Consolidamento strutturale: sempre più sistemi a secco e chimica

consolidamento-strutturaleIl cambiamento epocale dovuto alla crisi dell’edilizia e della nuova costruzione si riflette oggi anche in un mutamento di paradigma rispetto alle modalità costruttive.

La nuova edilizia usa sempre più sistemi a secco, mentre la chimica è entrata sempre più nella pratica delle riqualificazioni. Certo, tiranti e ferri sono elementi da sempre utilizzati nel consolidamento strutturale, ma a ben vedere oggi sono i prodotti chimici e i produttori di componenti per sistemi e tecnologie di intervento che danno le migliori opportunità per intervenire.

Il consolidamento strutturale dipende in gran parte dalla chimica, dai leganti alle malte cementizie, dalle fibre ai tessuti, dalle reti ai silicati e si potrebbe proseguire con tutto l’elenco dei prodotti dei cataloghi che ogni giorno si accrescono di nuove soluzioni e che costituiscono il sistema attraverso il quale oggi si possono mettere in sicurezza non solo gli edifici dal punto di vista strutturale, ma si possono consolidare e risolvere i problemi dovuti al deterioramento dei materiali costruttivi che nei decenni passati sono stati utilizzati per costruire gli edifici.

Consolidare strutturalmente un edificio comporta molte scelte e soluzioni, oltre alle verifiche ingegneristiche strutturali preventive. Si pensi ad esempio alla necessità di ripristinare il calcestruzzo degradato e deteriorato o alla necessità di intervenire con placcaggi e inserti di micropali e tiranti, ma si pensi anche agli interventi di sistemazione di massetti o di coibentazione, dove i materiali chimici sono sempre più al centro delle scelte, sia come elementi specifici di intervento (si pensi ad esempio alle resine) oppure in associazione con altri elementi (dalle reti ai tiranti).

La produzione chimica ha avuto negli ultimi decenni uno sviluppo determinante nell’orientare l’edilizia verso soluzioni sempre più performanti e poco invasive per consolidare, rafforzare e migliorare le strutture degli edifici, sia residenziali che non residenziali, sia nelle opere pubbliche. Certamente, la chimica da sola non è in grado di essere l’unica scelta, ma l’integrazione tra le metodologie di intervento e l’uso di prodotti integrati consente oggi una modalità di azione che probabilmente andrà ancora a rafforzarsi di più nel tempo, soprattutto in ragione delle strutture costruttive sulle quali è necessario intervenire per mettere in sicurezza il nostro patrimonio.

Ristrutturazione edilizia: in Italia c’è molto da consolidare

 Oggi sta entrando in fase di obsolescenza il grande patrimonio edificato oltre 40 anni fa, che in molti casi evidenzia tutti i difetti del tempo. Le costruzioni residenziali realizzate tra il 1961 e il 1980 ad esempio sono state per lo più realizzate con sistemi costruttivi in muratura. Infatti, secondo le elaborazioni realizzate dal Centro Studi YouTrade sui dati Istat, il 46,8% degli edifici costruiti tra il 1961 e il 1980 sono stati realizzati in muratura, mentre il 38% in calcestruzzo armato e il 15,2% con altri sistemi costruttivi. Sul totale di 12,2 milioni di edifici residenziali in Italia il 34,2% è stato edificato nei vent’anni compresi tra il 1961 e il 1980, per un totale di 4,2 milioni di edifici, dei quali ben 573 mila sono in mediocri o pessime condizioni di conservazione.

È un patrimonio ingente sul quale intervenire, che per oltre la metà, in 313 mila casi, è stato costruito con sistemi in muratura. C’è molto da fare dunque, da ristrutturare ma, soprattutto, molto da consolidare. Per farlo bene dobbiamo pensare che oggi la tecnologia e soprattutto la chimica mette a disposizione soluzioni particolarmente adatte a intervenire su questo ingente patrimonio.

Ricordandoci che il segno dei tempi è anche il passaggio, nella nostra memoria, dalla logica del meccano a quella del piccolo chimico. Non facendo da soli, ovviamente, e soprattutto non improvvisandoci, ma usando gli ottimi prodotti oggi disponibili sul mercato e facendoci aiutare dai tecnici dei produttori e dei distributori di materiali, ovvero da coloro che oggi svolgono un ruolo fondamentale: informarci e formarci sulle migliori e più adatte soluzioni.

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